L’ombra che torna

 

OPHELIA DIRTI ESSERE L’ESILIO DI EVA
Avvinghia il pensiero

l’ombra che torna

per una questua di sopravvivenza.

Non cambiarle il nome:

per la caduta non ci sono appigli,

finzioni soccorrevoli di sorta.

Fuori trillano i passeri

E le cornacchie se ne stanno mute.

Gateway to the fourth dimension

[…Apprenda a dirti Essere

il padre e la madre

il fratello, l’amante, il giudice.

Apprendi a dirti Essere tu stessa…]

(in: Tutto e ogni singola cosa, Edilet 2017, p. 32)

[…Al limitare del sogno

si avvede dell’angelo

che terribile

la attende…]

(in: Tutto e ogni singola cosa, Edilet 2017, p. 26)

Immagini di Barbara Sanna Murgia

Poesie di Cristina Polli

L’ombra che torna. Fusione e origine di un ripensamento. “L’ombra che torna”, è un’opera aperta alle suggestioni e al riversamento di significati che vi confluiscono, e che da essa scaturiscono, attraversando le immagini e le parole.

L’ombra è quella del dubbio, o dell’abbandono, o della sfiducia, ma anche il dirupo tra vessazione e vendetta, o ancora il raccoglimento interiore nel riconoscimento di sé, delle possibilità di incidere. Ombre molteplici e varie che ogni donna si porta dentro e che tornano a chiamare, che non se ne vogliono andare. Ma anche ombre feconde di pensiero e di appropriazione, accessi a spazi condivisi creati da visioni peculiari, da prospettive angolate, capacità di sbalzare i tratti individuali di figure sbiadite dallo stereotipo.

Barbara Sanna Murgia e Cristina Polli hanno fuso materialmente immagini fotografiche dell’una e poesie dell’altra in una realizzazione tangibile la cui lettura congiunta dà origine a percorsi divergenti, esiti dell’afflusso di vissuti incompiuti e della fluidità delle visioni del mondo che si crea ad ogni nuova e diversa intuizione e rielaborazione di quanto visto, letto, ascoltato e delle sinestesie che allacciano le percezioni ai percorsi del pensiero.

Vite ed immagini archetipiche di figure femminili, simboli di realizzazioni in bilico tra il dissolvimento e sublimazione, la caduta e l’ascesa, vessazioni subite e risarcimenti consolatori di cui si è da sempre coscienti; richiami al frastuono che stordisce, ingoia il suono e acceca di luce, al vuoto che diventa spazio di tempo e di ascolto e si apre a individualità incompiute e vere. L’archetipo e il presente convivono.

Dietro le quattro donne presenti nei versi, Eva, Ophelia, Filomela e Procne, ci sono altre, molteplici donne. Le donne di carta, carta di scrittura e carta di immagine, non sono occupano lo stesso posto sulla scena delle loro vicende e non sono illuminate da una luce che metta in evidenza lo spessore dei loro ruoli, ma su ognuna di esse e in ognuna di esse regna l’ombra di un mancato riconoscimento, di una mancata comprensione . Ora, in questa duplicità di espressioni poetiche, in questo continuo attraversamento del presente, chiedono di essere ripensate per via di metafora, chiedono che venga accolta l’intuizione istintiva, l’attesa in osservazione e ascolto, le radici del femminile che è e agisce.

Cristina Polli

La serie è attualmente esposta presso la Libreria  L’orto dei libri

Via dei Lincei,31

Roma

il 25 novembre alle ore 19:00 accompagnerà la presentazione della raccolta poetica di  Cristina Polli

Tutto e ogni singola cosa 

EdiLet